All’inizio il verbo aleggiava sulle acque
era buio e faceva un freddo cane
era un cazzo di inverno gelido
con la gente tappata in casa
i termosifoni sul max
e le chiappe ghiacciate.
Poi il verbo si fece carne
e la carne si fece altra carne
ma non era niente di serio
giusto una scopata
per scaldare l’ambiente
e il verbo era presso dio
il verbo era dio
e quindi dio era solo una parola.
Poi la parola si fece carne
e la gente almeno fece festa
mangiando fino scoppiare
mangiando fino ad accorgersi
che anche questa carne è soltanto una parola.
che cos'è questo posto? vedi, io ho un braccialetto, di quelli che si comprano sulla spiaggia, che quando te li metti al polso esprimi un desiderio. ce l'ho da tre anni più o meno. il desiderio devo pure averlo espresso ma non me lo ricordo. questo braccialetto giallo se ne sta attacato proprio solo per un filo, letteralmente. ora quel filo tiene su così tanti nodi che credo sia diventato indistruttibile. quando si spezzerà sarà come bucare un palloncino pieno d'acqua, tutto verrà giù come un castello di carte. il desiderio non me lo ricordo ma ogni nodo che attorno al filo si è formato con il tempo ce l'ho davanti agli occhi, tra me e ogni nodo foschia. come pezzeti di legno nel cuscino. cos'è questo posto? adamo, dove sei? chiese un giorno dio al primo uomo. lui se ne stava nudo, se ne stava da dio a prendere il sole, rosso di vergogna e per il sole, a sfogliare le pagine gialle in cerca di un'agenzia immobilare. questo posto è la foglia di fico, il braccialetto sbrindellato. è quello che mi unisce a un passato che non ricordo, che si esprime in abitudini e tic. tic tac tic tac. io chi sono non lo so, forse il serpente indeciso a lasciare la pelle nel fosso. quando chiuderò il blog, definitivamente, quando il braccialetto si spezzerà, beh, saprò la risposta.
Ci sentiamo tutti i giorni la mattina io e la mia ragazza del sud,
un buon motivo per rimandare, birra e anfetamine nella foschia
siamo le nostre medicine,
se finissimo a letto non sarebbe male
io e questa ragazza sposata
è una che se la cava, il miraggio di un affamato,
ma non scopa mai, questo quadrifoglio fortunato
è la mia scialuppa di salvataggio
e io quello che le manca, tutto quello che non vorrai
Ma che cazzo, scrivere e non vivere
fingere e non spingere
spendere e non prendere
correre per correre
700 euro di chiamate, cartelli e stronzate
la mia ragazza del sud ha un vestito per l’estate
ci guardiamo negli occhi per specchiarci nel disordine
i nostri piccoli occhi di rondine
non mi piace non è bella non la voglio
ma la voglio, la pizza e il gelato un film dopo cena,
è un acquarello bagnato, nessuna cancrena
non abbiamo mai scopato non scoperemo mai
non scriverei nulla per lei
ma l’ho vista nel letto godere la notte
la sera il giorno il mattino
più nero del vino in un’eclissi solare
è stato il mattino e non c’è mai stato niente
con questa ragazza tabù, la mia donna del sud
ci capiamo soltanto, la chiamo di sera lei ascolta
e io canto.
Se mi chiedi cosa ci tiene insieme, amore,
non direi proprio che sia amore;
direi piuttosto la stessa forza
che ci incolla al marciapiede,
quell’istinto
che ci fa guardare due volte
prima di attraversare.
Non è che aspettarsi troppo
sia aspettarsi troppo.
-che mi tocca fare?
si chiede il menestrello impaurito-
johnny cash per un amore in più
si è combinato male;
io non è che troppo ti ho aspettato,
ti aspettato, ecco tutto,
cercando un motivo dopo l’altro
per ritenermi fortunato.
Già.
Dopo tutto ti amerò lo stesso e sempre un po’ di meno,
dopo tutto l’ansia mattutina fa brillare il fiume,
non è che mi sia aspettato troppo,
mi aspettavo e basta
e ora me ne torno in giro, mi aspetto di vedermi da lontano
ritornare e riconoscere il mio cane.
Il sole viene e va,
tra le nuvole viene e va
qui a Firenze,
e il cofano della mia macchina brilla
e si spegne
come una lucciola innamorata;
chi mi guarda che pensa?
che sia innamorato,
forse questo pensa la gente,
quando mi guarda,
che sia innamorato anch’io
proprio come il mio cofano,
una cupola di luce che si incaglia nelle nuvole.
Un riccio schiacciato sull’asfalto,
niente che c'entri con la cattiveria;
non ci vedo tutta questa dolcezza
nel pomeriggio infuocato di Pinerolo.
Ehi, bellezza, bellezza con labbra incandescenti,
sono marchiato dalla testa ai piedi,
i beatles cantano nella mia macchina
e il segreto si schiude
come un fiore qualunque;
per esempio oggi, andando al lavoro,
ho visto il bastoncino di un ghiacciolo
e la ghisa splendente di un tombino
incoronati di luce.
Bonjour petit etoile...
Ieri c'era questa mia amica da me e abbiamo pensato bene di fare uno di quei giochi così popolari tra i giovani, cioè prendere una parola a caso e scrivere, nel tempo di una sigaretta fumata, una poesia o una cosa che c'assomigliasse...
insomma sapete bene di che parlo, tanto è in voga tra i teenagers questo passatempo innocuo..
vabbuò, petit etoile, mo di seguito scrivo quella che ho scritto io e invece se volete leggere la sua andate su: www.anderswohin.myblog.it (perchè di riscrivere pure la sua mica c'ho voglia..)
ah, la parola era "IMPERMEABILE", scelta a caso da un articolo di Max (uno degli unici due peraltro, visto che sulle altre pagine o c'erano pubblicità o tette e culi [che a me devo dire non è che proprio mi dispiacessero..])
Vieni un po' qui, che ti riconosco
semplicemente da come dai i soldi
alla commessa,
da come apri le porte
facendo tintinnare le chiavi in tasca, un attimo prima
di pronunciare la formula magica, quella che sradica i ponti;
la sibilla di Cuma, neanche lei
saprebbe dirmi qualcosa di nuovo
di come ti giri nel letto.
Tutte le parole, tutte le parole
intrecciate come dei fiori
ti dirò nel verso che preferisci: ti indovino
seduto sul divano
dalla forma del tuo impermeabile vuoto.
(PS: Oh, non giudicate, fa' un po' cagà ma in 5 minuti che pretendete?? per quel che vi costa l'ingresso qui peraltro...)