venerdì, 01 agosto 2008

All’inizio il verbo aleggiava sulle acque

era buio e faceva un freddo cane

era un cazzo di inverno gelido

con la gente tappata in casa

i termosifoni sul max

e le chiappe ghiacciate.

Poi il verbo si fece carne

e la carne si fece altra carne

ma non era niente di serio

giusto una scopata

per scaldare l’ambiente

e il verbo era presso dio

il verbo era dio

e quindi dio era solo una parola.

Poi la parola si fece carne

e la gente almeno fece festa

mangiando fino scoppiare

mangiando fino ad accorgersi

che anche questa carne è soltanto una parola.

 

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giovedì, 28 febbraio 2008

non scrivo più, mezza gioia mezzo dispiacere. ogni tanto ritorno a questa vita passata e sconosciuta. non mi manca quasi per nulla, non ho proprio neanche un rimpianto. è bello. è stato. passato. come una pozzanghera essicata, passato prossimo di un temporale. davvero un altra vita. se ho tenuto i conti questa è la terza finita. sono nella quarta era, il mio quarto reich. sempre io reincarnato in me stesso. ma katrina è venuta, ha fatto il suo bel casino e ora ha lasciato solo pozzanghere essicate, le cicatrici dell universo. facce, storie, nomi, luoghi e persone raccolte come santini nel portafoglio. una montagna di parole erosa e corrosa. non mi volto indietro per evitare di diventare una statua di sale e perchè mi annoia il tumulto che mi segue. non scrivo più ma mi piace ancora farlo.
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mercoledì, 26 dicembre 2007

che cos'è questo posto? vedi, io ho un braccialetto, di quelli che si comprano sulla spiaggia, che quando te li metti al polso esprimi un desiderio. ce l'ho da tre anni più o meno. il desiderio devo pure averlo espresso ma non me lo ricordo. questo braccialetto giallo se ne sta attacato proprio solo per un filo, letteralmente. ora quel filo tiene su così tanti nodi che credo sia diventato indistruttibile. quando si spezzerà sarà come bucare un palloncino pieno d'acqua, tutto verrà giù come un castello di carte. il desiderio non me lo ricordo ma ogni nodo che attorno al filo si è formato con il tempo ce l'ho davanti agli occhi, tra me e ogni nodo foschia. come pezzeti di legno nel cuscino. cos'è questo posto? adamo, dove sei? chiese un giorno dio al primo uomo. lui se ne stava nudo, se ne stava da dio a prendere il sole, rosso di vergogna e per il sole, a sfogliare le pagine gialle in cerca di un'agenzia immobilare. questo posto è la foglia di fico, il braccialetto sbrindellato. è quello che mi unisce a un passato che non ricordo, che si esprime in abitudini e tic. tic tac tic tac. io chi sono non lo so, forse il serpente indeciso a lasciare la pelle nel fosso. quando chiuderò il blog, definitivamente, quando il braccialetto si spezzerà, beh, saprò la risposta.

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venerdì, 14 dicembre 2007

A pensarci bene Non valgo il sangue Che ho nelle vene
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domenica, 09 dicembre 2007

Ci sentiamo tutti i giorni la mattina io e la mia ragazza del sud,

un buon motivo per rimandare, birra e anfetamine nella foschia

siamo le nostre medicine,

se finissimo a letto non sarebbe male

io e questa ragazza sposata

è una che se la cava, il miraggio di un affamato,

ma non scopa mai, questo quadrifoglio fortunato

è la mia scialuppa di salvataggio

e io quello che le manca, tutto quello che non vorrai

Ma che cazzo, scrivere e non vivere

fingere e non spingere

spendere e non prendere

correre per correre

700 euro di chiamate, cartelli e stronzate

la mia ragazza del sud ha un vestito per l’estate

ci guardiamo negli occhi per specchiarci nel disordine

i nostri piccoli occhi di rondine

non mi piace non è bella non la voglio

ma la voglio, la pizza e il gelato un film dopo cena,

è un acquarello bagnato, nessuna cancrena

non abbiamo mai scopato non scoperemo mai

non scriverei nulla per lei

ma l’ho vista nel letto godere la notte

la sera il giorno il mattino

più nero del vino in un’eclissi solare

è stato il mattino e non c’è mai stato niente

con questa ragazza tabù, la mia donna del sud

ci capiamo soltanto, la chiamo di sera lei ascolta

e io canto.

 

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lunedì, 26 novembre 2007

Se mi chiedi cosa ci tiene insieme, amore,

non direi proprio che sia amore;

direi piuttosto la stessa forza

che ci incolla al marciapiede,

quell’istinto

che ci fa guardare due volte

prima di attraversare.

 

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domenica, 11 novembre 2007

Non è che aspettarsi troppo

sia aspettarsi troppo.

-che mi tocca fare?

si chiede il menestrello impaurito-

johnny cash per  un amore in più

si è combinato male;

io non è che troppo ti ho aspettato,

ti aspettato, ecco tutto,

cercando un motivo dopo l’altro

per ritenermi fortunato.

Già.

Dopo tutto ti amerò lo stesso e sempre un po’ di meno,

dopo tutto l’ansia mattutina fa brillare il fiume,

non è che mi sia aspettato troppo,

mi aspettavo e basta

e ora me ne torno in giro, mi aspetto di vedermi da lontano

ritornare e riconoscere il mio cane.

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sabato, 20 ottobre 2007

Il sole viene e va,

tra le nuvole viene e va

qui a Firenze,

e il cofano della mia macchina brilla

e si spegne

come una lucciola innamorata;

chi mi guarda che pensa?

che sia innamorato,

forse questo pensa la gente,

quando mi guarda,

che sia innamorato anch’io

proprio come il mio cofano,

una cupola di luce che si incaglia nelle nuvole.

 

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domenica, 30 settembre 2007

Un riccio schiacciato sull’asfalto,

niente che c'entri con la cattiveria;

non ci vedo tutta questa dolcezza

nel pomeriggio infuocato di Pinerolo.

Ehi, bellezza, bellezza con labbra incandescenti,

sono marchiato dalla testa ai piedi,

i beatles cantano nella mia macchina

e il segreto si schiude

come un fiore qualunque;

per esempio oggi, andando al lavoro,

ho visto il bastoncino di un ghiacciolo

e la ghisa splendente di un tombino

incoronati di luce.

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giovedì, 27 settembre 2007

Bonjour petit etoile...

Ieri c'era questa mia amica da me e abbiamo pensato bene di fare uno di quei giochi così popolari tra i giovani, cioè prendere una parola a caso e scrivere, nel tempo di una sigaretta fumata, una poesia o una cosa che c'assomigliasse...

insomma sapete bene di che parlo, tanto è in voga tra i teenagers questo passatempo innocuo..

vabbuò, petit etoile, mo di seguito scrivo quella che ho scritto io e invece se volete leggere la sua andate su: www.anderswohin.myblog.it (perchè di riscrivere pure la sua mica c'ho voglia..)

ah, la parola era "IMPERMEABILE", scelta a caso da un articolo di Max (uno degli unici due peraltro, visto che sulle altre pagine o c'erano pubblicità o tette e culi [che a me devo dire non è che proprio mi dispiacessero..])

Vieni un po' qui, che ti riconosco

semplicemente da come dai i soldi

alla commessa,

da come apri le porte

facendo tintinnare le chiavi in tasca, un attimo prima

di pronunciare la formula magica, quella che sradica i ponti;

la sibilla di Cuma, neanche lei

saprebbe dirmi qualcosa di nuovo

di come ti giri nel letto.

Tutte le parole, tutte le parole

intrecciate come dei fiori

ti dirò nel verso che preferisci: ti indovino

seduto sul divano

dalla forma del tuo impermeabile vuoto.

 

(PS: Oh, non giudicate, fa' un po' cagà ma in 5 minuti che pretendete?? per quel che vi costa l'ingresso qui peraltro...)

postato da pedronessuno alle ore 09:41 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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Chi sono

Utente: pedronessuno
Rispettabile pubblico... No; rispettabile pubblico, no; pubblico semplicemente e non perché l’autore non consideri il pubblico rispettabile, anzi; solo che dietro questa parola c’è come un lieve tremore di paura e una specie di supplica affinché l’auditorio si mostri generoso con la mimica degli attori e l’artificio del congegno. Il poeta non chiede benevolenza, bensì attenzione, una volta che ha saltato, già molti anni or sono, lo spinoso ostacolo di paura che gli autori provano nei confronti della sala. Per quest’assurda paura e per essere il teatro in molti casi un fatto commerciale, la poesia si ritira dalla scena alla ricerca di altri ambienti dove la gente non si spaventi perché, ad esempio, un albero si trasforma in una palla di fumo o tre pesci, in grazia di una mano e di una parola, diventano tre milioni di pesci per saziare la fame di una folla. -F.G.Lorca-


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